Giorno del ricordo – 10 febbraio 2021 - Comune di Mapello

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Giorno del ricordo – 10 febbraio 2021

 
Giorno del ricordo – 10 febbraio 2021

Giorno del Ricordo

 

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Art. 1 della Legge n.92 del 30 marzo 2004

 

 

In questa Giornata commemoriamo le tante vittime italiane della tragedia delle Foibe e dell’esodo istriano-fiumano-dalmata, una tragedia volutamente dimenticata per decenni.

 

Io stessa, da studente, ho appreso su libri di storia nei quali mai si fece accenno a quegli avvenimenti accaduti sul fronte orientale circa ottant’anni fa.

 

Ma, come ebbe a dire il nostro Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, “la verità storica non può essere nascosta, la verità è più forte di qualsiasi ideologia, di qualsiasi negazionismo”.

 

Furono, infatti, migliaia i cittadini italiani infoibati, talvolta ancora vivi, nelle cavità carsiche dopo indicibili sofferenze, sevizie e torture; centinaia di migliaia, forse 350 mila, gli italiani costretti in esilio, obbligati ad abbandonare ogni bene, in cambio di precarietà e incertezze.

 

Il nuovo regime jugoslavo di Tito, confiscò loro le proprietà, li emarginò dalla vita pubblica, li represse con la violenza poliziesca, giungendo talora ad un vero e proprio tentativo di “pulizia etnica”, come ebbe a dire in un discorso lo stesso già Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre gli esuli, una volta in Italia, furono dispersi in oltre cento campi di raccolta disseminati ovunque, anche a Bergamo nel quartiere della Clementina, dove per molto tempo vissero in una situazione di totale emergenza, a cui si aggiunse talvolta un clima di avversione o d’indifferenza.

 

Tre volte vittime dunque: per gli jugoslavi titini, in quanto corpi estranei da espellere in nome della nuova identità nazionale slava; per i partiti di sinistra, in quanto “fascisti” che non avevano accettato il socialismo reale jugoslavo; infine, per le Forze di governo, in quanto prova ingombrante della sconfitta italiana, manifestata proprio dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 che stabilì i nuovi confini italiani.

 

Per questa serie di motivazioni anche di natura geopolitica internazionale, quelle vicende finirono sotto una coltre di silenzi e solo dopo la caduta del muro di Berlino e grazie alla caparbietà di molti esuli e dei loro discendenti, oggi quel velo si è finalmente alzato e grazie alla legge n.92 del 30 marzo 2004, “Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria, ricordati e spiegati alle nuove generazioni” (Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, 10 febbraio 2005).

 

Ricordare, quindi, questi tragici avvenimenti deve assumere la funzione di antidoto per contrastare ogni forma di violenza e di discriminazione.

 

Ricordare, infine, per costruire delle Comunità più giuste dove la libertà e la convivenza pacifica tra i popoli sono valori da difendere e sostenere sempre, affinché più nessuno abbia a dire “Come vorrei essere un albero che sa, dove nasce e dove morirà” (Sergio Endrigo, 1947, alla sua Pola).

 

W l’Italia e W il nostro Tricolore.

 

Il Sindaco

Alessandra Locatelli

 

 

 

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